domenica 19 febbraio 2017

La confessione di Gerardo


La confessione di Gerardo

L'inverno al parco è gelido, fumoso.
Aspetto sulla solita panchina...

ad Olga ho stretto il collo stamattina.
 

Don Alfio, vai di fretta?
Vorrei parlarti della decisione
che ho preso.
- Quale decisione?
Di liberarmi... di una confessione
per presentarmi, candido, alle stelle.
 

- Vieni domani. (L'ombra giace
agonica). Sarò lì, pronto
dentro la canonica.
«...»

Don Alfio con la stola ed il messale
chiude la tenda del confessionale.
Io m'inginocchio, prendo ad elencare
cadute, vizi, perversi delitti
di serial killer, quale sono e fui.

Filo di voce, rubicondi sprizzi:
- Ego te... absolvo... a peccatis... tui...


Personaggi:

Gerardo: voce narrante, serial killer, marito di Olga.
Don Alfio: sacerdote, amico di Gerardo, amante di Olga.
Olga: moglie di Gerardo, amante di Don Alfio.



Esercizio poetico di Leo Sinzi/zio-silen ispirato e, in parte, tratto dal racconto noir di Pierluigi Terra (Lorens) "Il vizio delle Stelle" pubblicato il 23 Novembre 2016 nella Vetrina del Club dei Poeti.  

Foto di Leo Sinzi

Quale conforto


Quale conforto

Caldo, immenso verde dei prati
giaciglio soffice
verde odore di terra
culla degli occhi
e balsamo sottile
delle anime inquiete.
Tuffarsi nel mare d'erba
e sentirsi tutt'uno
con la terra
di cui siamo seme,
quale conforto.

 

Versi di Melany
Foto di Fabiuss

lunedì 13 febbraio 2017

I giorni della rosa


I giorni della rosa

Erano i giorni della neve e della volpe bianca
i giorni dei lupi affamati
ti vedevo in ogni lampo di brina
in ogni foglia, offrivo
le mie prede ancora calde nella bocca

l’abetaia risuonava di risocomplice a distanza

Erano giorni di cuore e di foresta
una vastità di alberi potenti, di suoni
un mesto solitario scorrere d’acqua
erano giorni selvaggi, senza muri
di ladri sconfinati e di orizzonti mobili

i giorni vissuti per schiudere la rosa 



Versi di Franca Canapini

Foto di Leo Sinzi/zio-silen

giovedì 9 febbraio 2017

Richiami


Richiami

Non ha suono l'aria
nè fremito la foglia
l'uccello non ha trillo
nè voce il mare
che non risvegli in noi
un ricordo, un cenno
una parola.



Versi di Melany

Foto di Fabiuss

mercoledì 8 febbraio 2017

Parliamo di cicoria



Parliamo di cicoria

Radicchio, catalogna, cicorione.
Nel campo insieme, simili e diverse:
grugnetto, pisciacane, gambarossa…

Il fiore è azzurro, la radice grossa
grassa, a fittone. La foglia lanceolata
poche frastagliature, un po' appuntita
minuscola peluria, abducente
stelo rossastro, eretta, liscia. Al dente

gentile da gustare negli inverni.
 
La radicale umida d'umori
morbida, succulenta. 
Sfiziosa coi cicciòli e la polenta.

Terreno arato, germoglio assicurato!
Migliori le arature a fine estate.

E quando, ultimata la raccolta,
assaggio la "pelosa"
condita sol con olio e sale fino
il suo sapore sento, sopraffino.
E levo ad essa il calice di vino.



Esercizio poetico di Leo Sinzi/zio-silen ispirato e, in parte, tratto dal racconto di Fred
pubblicato il 7 Febbraio 2017 nella Vetrina del Club dei Poeti.  

Foto di Leo Sinzi

martedì 7 febbraio 2017

Quasi in te


Quasi in te

Solo premesse disgiunte s’abbandonano ai piedi dei nostri sinceri trascurati intenti

parli quasi come se scrivessi bene e per forza si dovesse leggere tutto d’un fiato

menti scarificano unioni attese promesse omesse o messe o farse venefiche serpi
strisciano poi genti in tracollo cloni d’ansia droni elevazioni su altari che restano là
per un diversivo una proiezione dell’io su altrui liftati orizzonti l’anima si darebbe
ma io volo oltre in sicurezza nell’aria rarefatta sfido stratosfere e certe involuzioni
appena vivo appena impregno i miei giorni dei giorni per fecondare giorni più duri


ragionavi snobbando il silenzio stracciato fra i denti ai confini di mutismi frastornanti
a venire lembi certi anfratti inospitali ventri schizzi abbozzi storpi ricordi respiri fluttui
scorci di cielo brina sputi urla da vomito percosse agli insulti da sembrare quasi schianti
su quei ritorni dimessi quasi reali appena il filo logico s’aggroviglia su una testa che suda
viscida come gli inverni che ti sbattono la foga sulla faccia quasi da sembrare afa d’estate

la strada è così cieca da non scorgere il diramarsi di viscere oscillare dalle nudità degli alberi

retromarcia
retroamore
retrobianco
retroattiva
retrotrasuda
retrofollia

scordato l’oblio già t'inghiotte la notte a sangue
viola il porpora e di rigetto l’impazienza attendi
il crepitio dell’odore dentro e dentro ed entro
ed esco


Versi di scoriaindustrial

Foto di Leo Sinzi/zio-silen

venerdì 3 febbraio 2017

Australia Dai


Australia Dai*

Acciuuu`!!! Di getto starnutisco:
melaleuca aprono pallide spore.

Passano i giorni, passano gli anni
passano i cani, cani al guinzaglio
senza museruola furtivamente
cacano sull’erba da taglio.

La falciatrice aspetta:
rossa. Down Under
dove le tarantole sono larghe
come la mano sinistra di Carnera
e più letali.

Terra di sotto, ho rifatto
la fenza dopo vent’anni
e “stu`cuncritu cca`ciu`fici io`”.

Ho scordato la tarantella
“I can’t swing the sheila” col GPS
ogni tanto mi perdo.



Versi di A.Sal.One


* Nota esegetica tratta dall'intervento dell'autore - datato 3/2/2017 - sulla Vetrina del Club dei Poeti.
Il 26 gennaio di ogni anno e` l'Australia Day, e milioni di australiani festeggiano la giornata nazionale. A me, ogni anno è toccato di lavorare.
Se leggi Day con pronuncia italiana ne esce fuori Dai che in italiano vuole dire forza (dai), e qui si spiega
il titolo.
Per i termini "fenza" e "cuncritu" vedere le parole inglesi fence and concrete. Praticamente sono state sicilianizzate dai "paesani" che vivono qui, molti anni fa ormai.
Il verso in siculo/oriundese e` molto usato qui dai "paesani" che cercano sempre e disperatamente di ridurre
l'erba da tagliare nel front yard ('a "yarda" davanti).

giovedì 2 febbraio 2017

Un soffio di vento alla fermata dell'autobus


Un soffio di vento alla fermata dell'autobus

Gesti armoniosi:
dipinge parole
su immaginaria tela.
Africo, alle sue spalle,
gonfia l’ampia gonna
sopra tornite cosce 

ricamate.

L’autobus tarda
raddoppia la mia attesa...
arriva prima il vento ad esibire
il quadro incorniciato dalla veste:
"vernice" di due natiche dipinte
dal sole, e un filo azzurro.


Si accorge del mio sguardo,
maliziosa,
per nulla imbarazzata mette giù
quel lembo, len ta men te
come a sotto-linearsi compiacente.
Poi prende al volo il quindici
barrato ed in un batter d'occhio se ne va.
Mi sa di aver sbagliato la rincorsa:
lo zero/due sorpassa... ed è l'ultima corsa.



Esercizio poetico di zio-silen ispirato e, in parte, tratto dal racconto breve di Indio
pubblicato  il 31 Gennaio 2017 nella Vetrina del Club dei Poeti.

Foto di Leo Sinzi/zio-silen