giovedì 16 giugno 2016

Fu quel giorno...


 Fu quel giorno...

Sì, fu quel giorno, all'ombra dei limoni
il canto di cicale là, tra i fiori
le tenere ginestre a tremolare
il gelso a tinger rosolacci e trame.
E venne il cocchio, gli angeli dorati
con i pennacchi al vento la quadriga
gli zoccoli echeggianti sul selciato.
Nel sole abbacinante corse il bimbo
percosso dalle note gravi e fosche.
All'ultimo rintocco di campana
l'infante si rivolse piano piano.
Sullo stradone una bruna signora:
un cenno con il capo. La seguì.

(Versi di Leo Sinzi)




Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.
 

venerdì 6 maggio 2016

Sete


Sete

Setosamente lisce, perfette
(ognor desiate):


                         - la neve in piena estate
sulle colline arse

                         - la pesca Cortazàr
nel palmo della mano

                         - le cosce d'Azòcar
abbandonate e bianche

                        Mea culpa: in[sol]azione

           «Solita{r}mente aff
〈l〉itto
            l'afflato mio bi-vano»
            notizia quotidiana
            io dentro la notizia

S'invola la clessidra
l'uròboro s'ammorsa
Dì-vano, caldo addosso...
Rinfresco? Lète-mar



 
Versi di Leo Sinzi 




Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.

lunedì 25 aprile 2016

Ululati



Ululati

Ci fosse appena un po’ d’amore
tra le mie mani,
benedirei la luna che me le illumina
e così facendo mi ferisce.
E ci fosse nascosto un poeta
tra queste dita,
interromperei il passo mio
di corsa,
farei di queste righe un canto ed allora sì,
potrei mettermi a ululare
senza timore d’essere cacciato o, peggio ancora,
d’esser cacciatore.
Che dei crateri farei bersaglio,
della curva cavatappi
e dei suoi cicli in calendario macchie rosse
da celebrare con un brindisi
quand’è sera.
E festeggiando, alle sottane gonfie nella danza
corteggerei l’orlo con lo sguardo
nella speranza di vederlo scivolare
a terra sino a scoprire il rosa
sudato della pelle.
Allora sì, ululerei;
di luglio come a novembre.
Perch’è tanta la distanza dalla luna,
ma non basta a renderla distante,
né serve misurarla a metri o a spanne.
E’ la luna, fatta apposta per generare inganni,
che la sua luce non ti mostra
il mondo com’è, né come sarà.
Dimenticata lì da qualche Dio capriccioso
che forse ci voleva mettere alla prova,
poi si è distratto e l’ha lasciata
immobile a guardarci sempre
con lo stesso sguardo.
Ma se basta un tratto di matita a renderla presente,
sia l’ululare mio la gomma,
e poi di nuovo penna
e poi gomma ancora,
sin che al foglio stanco finalmente appaia un soldo,
un volto
o magari una speranza,
da spendere nelle sere
come questa,
quando il solo rammarico è di luna
che manca.



Saverio Cristiani


(Foto di Leo Sinzi/zio-silen) 

mercoledì 23 marzo 2016

Focuranni medievali (Corsi e ricorsi)


Focuranni medievali (Corsi e ricorsi)

St'evu ri menzu nun finisci cchiùni.
Maistà, pitittu assai ntra li cantùni!

('ppetitus... latinorum ri parrìnu).
'A genti m'ama comu l'Unu e Trinu.

...

Currìti! 'n chiazza c'è 'a rivoluziuni!

Li cani ci assaiàru ò Re latruni?

Cumpari, Vui ci siti o cugghiunàti?
Pì Chiddu nun ci sùnnu varricàti.

Allura 'stu pòpò ri focurànni?

La corda si rumpìu doppu tant'anni:
fujèru 'u stazzu pecuri e crastèddu
pì gghiri chi sò peri a lu macèddu.


__VERSIONE PER I NON SICULI___________.

Grande squasso medievale

St'evo di mezzo non finisce più.
Maestà, si muor d'inòpia colàggiù.

(Inopia... latinorum da pretino)..
La gente m'ama come l'Uno e Trino.

...

Correte! In piazza c'è rivoluzione!

Mastini aizzati contro il Re ladrone?

Compare, Voi ci siete o folleggiate?
Per Quello non ci sono barricate.

Allora questo gran sommovimento?

La corda si spezzò col far del tempo:
le pecore, l'ariete fuggirono il catoio
per correre, spediti, al mattatoio.


______________________.
Personaggi:
- Re
- Consigliere del Re
- Compare del Consigliere del Re
- "Pecore"






domenica 31 gennaio 2016

Nottambuli

(Edward Hopper: "Morning sun")

L'autore, vittima dei rumori molesti, con i versi che seguono manifesta - accorato - il desiderio di godere del Silenzio assoluto in virtuale compagnia della Dea Angerona - così materna nella sua rappresentazione iconografica - dell' "Urlo" di Munch e dei dipinti di Edward Hopper che ne sono magnifica espressione artistica. Silenzio immaginato come musica divina nel settimo giorno del Creatore, quello del riposo.

 
Nottambuli

Rataplan! Ruscella sul letto.
Sbang! Sbang! Che notte...
e non smette!

Ssssst...

Suvvieni claustrale Angerona
con indice alto alla bocca.
Suvvieni a lenire le notti.

Tu, muto ciarliere, sei stato
il prima ed il poi del Creato:
nel settimo giorno armonia
sublime al riposo di Dio.

Nell'Urlo dipinto ti sento
con Edward ti vedo, e pretendo
il sole al mattino, le stanze sul mare
mansarde sui tetti di Washington Square.

Oh Musica in tacet, consorti saremo.
Amanti noi fummo... non siamo.
Implicito grido: Ti amo!


Versi di Leo Sinzi (zio-silen)


Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.
 

domenica 24 gennaio 2016

L'amore ai tempi del condom(inio)


L’amore ai tempi del condom(inio)

Arpocrate tu raccapricci
al ra-tataplan di quel piano.
Ti volgi - no no! -, non andare
belluria d'aedo sicano.

                     Aborro il clangore
                     gragnuola malsana:
                     diurno sferraglio
                     notturne campane.

(Dio Hermes pietoso
reinventami nel rito
del ventre. D'Afrodite
amniotico bel sito).

                    Aborro il clangore
                    strapiove dal tetto:
                    sguaiata avanguardia
                    d'ombrate trombette.

Ti prego, oh divino!
T’imploro, rimani!
Imbriglia il  molesto...

Che sonno!... a domani.





Versi di Leo Sinzi dedicati alle Vittime (prive di adeguate tutele legislative) dei rumori molesti condominiali.

lunedì 18 gennaio 2016

Il mondo... un mattino d'aprile


Il mondo... un mattino d'aprile

Dal buio monta implacabile tenebrosa marea
tutto avviluppa, sbriciola, distrugge senza posa:
i tetti, il campanile, i ponti sul ruscello,
strade, muraglie, arbusti, querce, fiori rari
i teneri virgulti.
Spande il suo fiato fetido: sono macerie
grida e pianti. E fughe vane. 
Dal fondo di un deforme groviglio polveroso 
un gemito si leva.
Allora: all'armi all'armi! in guerra contro il tempo
si affilano le unghie, i denti. Pure il cuore.
Due occhi grandi cercano rifugio 
al fin lo trovano
e mille mani plaudono la luce
il suo ritorno.



Versi di Leo Sinzi


lunedì 7 dicembre 2015

Vigilia ri Natali cu Patruzzu



Vigilia ri Natali cu Patruzzu

Manu manuzza: iddu, eu. La notti.
Nta facci friddi spini: cugnintùra
ri ciàtu e lacrimi ri tramuntana.
Vaju, pistannu ummìri ri luna
pustiàta ntra la gebbia e 'u pipitùni.
I mannarìni, conza pì li rami
d'arbuli ri Natali babbasùni.

'N celu lumìni, 'n terra 'na stidduzza.
Lu munacheddu annàca campàni
jùnci viddàni e prìncipi nto chianu.

Vasàti e vucciddàtu 'n sacristia:
stanotti su' mmilàti li paisàni.
Ravànti a tutti, nicuzzi assittàti
cu l'occhi granni e ciuri tornu tornu.
'A ciancianèdda ciàccula, bannìa:
«'u Picciriddu pì nuàtri nascìu...!!».

Cala 'u tilùni, 'u ventu quarìa:
squagghia la nivi supra Mungibeddu.
Manu manuzza... Iddu e Bambineddu.

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Vigilia di Natale con Papà

Mano nella mano: lui, io. La notte.
Sul viso fredde spine: congiuntura
di fiato e lacrime di tramontana.
Vado, calpestando le ombre della luna
postata tra la vasca e il frangitore.
I mandarini, addobbo per i rami
d'alberi di Natale bambacioni.

In cielo lumini, in terra una stella.
Il monachello campanaro affascia
agresti e prìncipi nel piano.

Bacioni e buccellato in sacrestia:
stanotte son mielati i compaesani.
Dinanzi a tutti, fanciulli appancàti
con gli occhi grandi e petali dintorno.
La campanella trilla nell'annunzio:
«Puer natus est nobis et Filius datus...!!».

Cala la tela, il vento riscalda:
squaglia la neve sopra Mongibello.
Mano nella mano... Padre e Bambinello.



Versi e foto di  Leo Sinzi

Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile legalmente