martedì 27 giugno 2017

I versi sbrilluccicanti di Franca Canapini



Di sasso, di pietra, di muschio
si arrende in cerchi di stupore
il mio viso di animale selvaggio
e gelsomino.
Sono la nerovestita a piedi nudi
sul teatro della Terra.




Sbrilluccicano alla lettura i versi di Franca Canapini tratti dalla pregevole poesia "Quanta luce", 
pubblicata sulla Vetrina del Club dei Poeti il 26 Giugno 2017.

Foto di Leo Sinzi (zio-silen)



venerdì 23 giugno 2017

Scoglio


Scoglio

L’aria ha vampate di pira,
incolla sullo scoglio:
un masso mastodontico, armonioso.
Riaffiora dai marosi alletargato
sotto la rena bianca e il ciottolame.
Sussulti prepotenti per svegliarsi
per conficcare in cielo la sua cima,
arroventare al sole, stemperarsi
di brezza nella sera, alla marina.
Somiglia a un cuore, rivolto all’insù,
abbandonato allo sciacquio del mare
- apposta lì - per farsi accarezzare.
Custode d'atri e voci nei tant'anni
e grida, anche silenzi. Albe ha graffiato
e lune hanno sostato sul granito.
Non si cura di nulla. Perturbabile
è il resto, anzi il restante:
l’intorno della gente che lo ammira. 




Esercizio poetico di Leo Sinzi (zio-silen). Come base: il pregevole racconto breve di Guido ja 
 pubblicato sulla Vetrina del Club dei Poeti in data 19 Giugno 2017.

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Scoglio 

L’aria ha vampate di pira che incolla sullo scoglio, grigiastro di granito, cresciuto a dismisura in riva al mare. E’ un masso mastodontico lo scoglio.
Armonioso però, scolpito con grande maestria, dal tempo e dalle onde.
Ogni tanto riaffiora maestoso da marosi assordanti.
Era da anni che stava alletargato sotto il bianco arenile e il ciottolame. Aspettava sussulti prepotenti delle ondate per svegliarsi dal sonno, per conficcare in cielo la sua cima canina e arroventarsi al sole, e stemperarsi di brezza nella sera, e sopportare le folate di sabbia quando il vento tormenta la marina.
E' somigliante a un cuore, punta all’insù, abbandonato apposta, a cielo aperto, allo sciacquio del mare, per farsi accarezzare.
Quante voci nasconde nei suoi atri profondi e nei suoi tanti anni; quante grida, quanta gente, quanti silenzi; quante albe ha graffiato e quante
lune hanno sostato sulla sua durezza.
Custode di segreti e di misteri. Lo scoglio è imperturbabile, non si cura di nulla. Almeno così pare.
Perturbabile è il resto, anzi il restante: l’intorno della gente che lo ammira.  


Racconto e foto di guido ja

sabato 17 giugno 2017

Anche tu, fratello


Anche tu, fratello

Ho veduto il mare
dipinto di rosa e di lillà
una mattina all'alba,
e navi dormienti ormeggiate al molo
e silenziose barche al largo,
le lampare accese;
riverberi di luci rosate
sulle case assonnate,
sui monti intorno
e un gran silenzio...
Udivo solo la voce del mare
che narrava una storia gentile
una storia d'amore,
che invitava
a godere delle piccole cose.
E sentii rinascere in me
la gioia di vivere.

Vorrei che vedessi anche tu,
fratello,
una mattina, all'alba,
il mare.
Vorrei che sentissi anche tu
il desiderio di un salutare lavacro,
e risvegliandoti al nuovo giorno
vedessi con altri occhi la gente:
rigenerata, più viva, più vera,
libera da ipocrisie,
da falsi sorrisi,
e bambini a frotte
per le strade
desiderassi incontrare
dallo sguardo limpido
e sentissi
un irresistibile bisogno di amare
di donare
ciò che non hai ricevuto.


Versi di Melany


Nell'immagine: olio sabbiato su tela di Melany 

venerdì 9 giugno 2017

I versi sbrilluccicanti di Erick


Profumo di sterpaglie e di sale,
di scirocco e processioni per le vie,
di calate ripide verso il mare,
di ciottoli antichi, more e ferrovie;
   

c'è una bambina che corre scalza
sui sassi roventi di mezzogiorno,
cicale, fischi di treni, e la danza
dei peperoncini appesi, un corno
   

in tasca per scacciare il malocchio,
origano e olio, pane di casa,
fichi d'india, limoni e porcellane,
   

sarde, pinoli, un po' di finocchio,
cordiale come una tovaglia stesa,
selvatico come isole lontane.




Sbrilluccicano alla lettura i versi della pregevole poesia di Erick "Fichi d'india, limoni e porcellane", 
pubblicata sulla Vetrina del Club dei Poeti in data !3/12/2016.

Foto di Leo Sinzi (zio-silen)

martedì 30 maggio 2017

Torna a quei dettami...


Torna a quei dettami...

Madre di fiero e audace combattente
che generoso barattò la vita
con quella libertà da te sì ambita,
tutto oggi inficia abietto discendente:


per tornaconto, irresponsabilmente,
ha aperto nel tuo fianco una ferita,
che fa infettare a indegno parassita
inoculato prepotentemente.


Scuotiti madre, fa' vedere i denti
a chi di te vuol fare una puttana
aperta a tutt'e cinque i continenti!


Indossa nuovamente la sottana,
e torna a quei dettami antecedenti
quest'invasione scriteriata e arcana.



Mouse 


Foto di Leo Sinzi
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Questo sonetto metapoetico e polisemantico - pubblicato sulla Vetrina del Club dei Poeti il 30 Maggio 2017 -  racconta della "poesia-madre" che rischia di perdersi a causa delle aperture all'invadente new style affluente dai cinque continenti. Unica difesa: il ritorno ai "dettami antecedenti"... agli insegnamenti canonici.

Libera interpretazione di Leo Sinzi (zio-silen).

Altri vi scorgono una invettiva etico-sociale. Paradigmatico, in tal senso, il commento - in Vetrina - del valente Epitteto:

«Sonetto di invettiva etico-sociale come ai tempi corrente nell'Ottocento poetico. Il tono solenne, minaccioso e addolorato mette in evidenza le laceranti ferite di una Madrepatria colpita a morte da figli indegni corrotti e violenti.
Tornare agli antichi dettami che fecero grande e unita la nostra Nazione col sangue di martiri ed idealisti? Mah, il semplice osservare degli eventi sempre più perniciosi parrebbe sconfortare ogni ottimismo. Ma chissà, a volte gli anticorpi immunitari riescono nell'impresa di neutralizzare ed isolare le estraneità perniciose. La teoria dei corsi e ricorsi del Vico farebbe ben sperare...
Evviva allora la sottana turrita!
Testo classicheggiante di notevole fattura poetica, che mai stanca
»;


o, come Paolo C, un sentimento patriottico: 

«Condivido il sentimento patriottico che muove questo sonetto. Anche la scelta del sonetto, ovviamente, non è casuale, in quanto componimento tipico della nostra letteratura e che ha contribuito a  renderla unica grazie a illustri nostri connazionali che lo hanno usato con  assoluta maestria».



sabato 27 maggio 2017

Il Piccolo Folle


Il Piccolo Folle

Gocce -blu e rossa-
in coppa d'illusioni
mutano di colore:
melodia di una vita qualunque
da piccolo Principe. Folle
nell'intimità. 


Coprimi di baci
fingi amore. Non amarmi.
Sarò diverso? Sono
due gocce sciolte

dentro al cuore.




Esercizio di sintesi e personalizzazione ("facile, facile" e con variazione di significato: sennò che personalizzazione sarebbe?:-) svolto da Leo Sinzi (zio-silen). Come base: il pregevole componimento poetico "Il piccolo Folle" di Paolo De Martini (Dema), pubblicato sulla Vetrina del Club dei Poeti il 22 Maggio 2017.
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Il piccolo Folle
 

Sono un piccolo folle
che t'ama,
sono una goccia blu ed una rossa.
e sarà l'amore
a scioglierle dentro ad un cuore.

Sono melodia di una vita qualunque
e Principe di un amore diverso.

Sono un piccolo folle
che non ti trova
e fingo amore per non amarti.

Siamo gocce blu e rosse
costrette in un unico colore,
in una coppa colma di illusioni
sotto piogge di sensazioni.

Rendimi folle
coprimi di baci
te la renderò colma d'intimità,
sarò diverso,
non uno qualunque
e ti stringerò stretta
amica mia.

Sono un piccolo folle
che t'ama,
sono una goccia blu ed una rossa.
e sarà l'amore
a scioglierle dentro ad un cuore.

BY DM2017
al piccolo immenso Principe.
https://www.youtube.com/watch?v=hJ9WB4l-yWU



Versi di Paolo De Martini (Dema)

Foto di Leo Sinzi (zio-silen)

mercoledì 24 maggio 2017

I versi sbrilluccicanti di Guido Anselmi


    
 E credi forse che sia nuda

Io vedo quel che tu non vedi
per completare questa stanza,
ci manca tutta la tua schiena,
e non so proprio come faccia
a illuminarsi il letto senza

la meraviglia d'esser uomo
che non conosco eppure vivo
e credi forse che sia nuda
la stessa donna che analizzi
in piedi ritta nello specchio

e non la pace e la salvezza,
la forma intatta d'un mistero.




Sbrilluccicano alla lettura i versi tratti dalla pregevole poesia di Guido Anselmi "E credi forse che sia nuda", pubblicata sulla Vetrina del Club dei Poeti il 24 Maggio 2017.

Post di Leo Sinzi (zio-silen)
Disegno (matita su cartoncino) di Nunzio Di Pasquale

sabato 20 maggio 2017

Di nuovo c'è


Di nuovo c’è

Di nuovo c’è che l’altra sera
siamo saliti tutti in piazza
perchè c’ha state lu cantante. 

Uno novo ha detto il dottore
che di queste cose s’intende:
prim’ecche ce veneva Albano
e mo’ ci sarà ‘stu Sarcìna?
Le canzoni del nuovo cidì
‘n se le cacheve nisciune 

molto meglio la chitarrina
con le pallotte il sugo finto
fatte ancora come ‘na volta.

Hanno portato fuori il Santo
da tre secoli sempre quello
e tutt’addire che bello che bello. 

Pure il prete non è del posto
lo si capisce dal latino
anche se dal pulpito strilla
sempre la solita novella.

Di nuovo c’è che le lucciole
nel prato non se ne vedono
ancora il Milan ha perduto
con un rigore che non c’era
e sul balcone del vicino
sventola (sempre) la stessa bandiera.


Versi di Frame 

Foto di Leo Sinzi (zio-silen)