venerdì 18 novembre 2016

"Homo Homini Lupus"


Dea Eride, signora
del caos, del dolore
trafiggi il cielo. Rotola
il pomo tutto d'oro.
Un giorno, un giorno ancora
poi sarà pietre il mondo.
Nel multiverso spoglio
rinascerà l'immondo:
sarà figlio d'ancestre e figli avrà domani
(le spade, i sortilegi, le streghe, i miliziani)
il mostro di sembianze quasi umane.
L'io grande: un buco nero
ingordo d'altrui sorte.
Gerusalemme cubica sigillerà le porte.


(Leo Sinzi)






Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.


martedì 11 ottobre 2016

Chiesa dell'Angelo Custode: "No photos please!"


Tiepido pomeriggio d'ottobre. Le nuvole d'occidente, dalle forme vagamente angelicali, si rincorrono fiere delle corone d'oro e delle vesti corallo. Sono appena emerso dai meandri oscuri delle catacombe paleocristiane che si aprono nella roccia arenaria sotto la Chiesa di San Michele Arcangelo.  Un ritaglio d'azzurro tra le mille bancarelle di un Corso Vittorio Emanuele festaiolo, mi consente di respirare a pieni polmoni l'aria frizzante offerta dalla timida tramontana. Mi riprendo velocemente dalla momentanea dispnea che mi ha colpito sulle rive ipogee del Fiume Kemonia e mi incammino verso la Chiesa del S. Angelo Custode. La fedele macchinetta post analogica in tasca, percorro Via Matteo Bonello; all'angolo con Via dei Carrettieri mi appaiono, oltre un decadente muro, le linee essenziali del tempio che, con andamento ascendente, si inerpicano verso il cielo al seguito di  due flessuose e speculari rampe di scale. Nel mio immaginario si materializzano gli Staffieri della omonima Confraternita commissionaria dell'edificio di culto che, nelle loro sgargianti livree,  partecipano alla prima funzione religiosa. Era il 28 Luglio 1701. Entro. Sulla soglia, dietro un tavolinetto, un signore canuto è immerso nella lettura di un passo del Vangelo, forse Mt 22.39, mentre una gentile ragazza elargisce un meraviglioso sorriso e, previo pagamento di due euro, il coupon che apre al visitatore quelle porte solitamente ben serrate. L'immagine che si compone sotto i miei occhi lascia senza fiato: è tutto un rincorrersi di preziosi altari (cinque: taluno ligneo con effetto marmoreo) e stucchi in stile post-barocco, dipinti settecenteschi, affreschi tromp l'oeil. Sopra l'ingresso, una originale cantoria lignea di colore verde brillante esibisce elementi neoclassici giustapposti ad altri rococò. Il presbiterio accoglie uno stupendo crocifisso di legno e cartapesta. La pala dell'altare maggiore reca un Angelo custode dalle mirabili fattezze.
L'istinto del fotografo amatoriale si attiva irrefrenabile. Impugno la vecchia Kodak e, quasi senza mirare, scatto. In quel preciso istante una manona irsuta si frappone tra l'obiettivo e quel tesoro d'arte e storia. Il sangue mi affluisce alla testa, vengo colto da subitanea vertigine mentre una voce cavernosa pronunzia l'inclemente verdetto: "E' vietato fotografare!";  segue una eco altrettanto imperativa che mi induce a rinunziare ad ogni  protesta. In trance mi aggiro tra putti e santi. Una giovane volontaria delle "Vie dei Tesori" cerca, con eloquio forbito, di attirare la mia attenzione; ma oramai la magia è svanita. Rimugino sul recente Decreto "Art Bonus" del Ministro Franceschini che - consapevole dei benefici in termini di condivisione, pubblicità, conoscenza, evocazione e memoria - concede ai visitatori di scattare liberamente foto nei luoghi d'arte (niente flash, stativi o treppiedi), purchè per uso personale e comunque senza scopo di lucro. Mi contento di qualche istantanea esterna e, mogio mogio, riprendo la strada di casa, chiedendomi se anche il mio Angelo Custode sia incacchiato come me.










Cuntu più o meno fantasioso di Leo Sinzi (zio-silen)
Foto di leo Sinzi

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giovedì 16 giugno 2016

Fu quel giorno...


 Fu quel giorno...

Sì, fu quel giorno, all'ombra dei limoni
il canto di cicale là, tra i fiori
le tenere ginestre a tremolare
il gelso a tinger rosolacci e trame.
E venne il cocchio, gli angeli dorati
con i pennacchi al vento la quadriga
gli zoccoli echeggianti sul selciato.
Nel sole abbacinante corse il bimbo
percosso dalle note gravi e fosche.
All'ultimo rintocco di campana
l'infante si rivolse piano piano.
Sullo stradone una bruna signora:
un cenno con il capo. La seguì.

(Versi di Leo Sinzi)




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venerdì 6 maggio 2016

Sete


Sete

Setosamente lisce, perfette
(ognor desiate):


                         - la neve in piena estate
sulle colline arse

                         - la pesca Cortazàr
nel palmo della mano

                         - le cosce d'Azòcar
abbandonate e bianche

                        Mea culpa: in[sol]azione

           «Solita{r}mente aff
〈l〉itto
            l'afflato mio bi-vano»
            notizia quotidiana
            io dentro la notizia

S'invola la clessidra
l'uròboro s'ammorsa
Dì-vano, caldo addosso...
Rinfresco? Lète-mar



 
Versi di Leo Sinzi 




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lunedì 25 aprile 2016

Ululati



Ululati

Ci fosse appena un po’ d’amore
tra le mie mani,
benedirei la luna che me le illumina
e così facendo mi ferisce.
E ci fosse nascosto un poeta
tra queste dita,
interromperei il passo mio
di corsa,
farei di queste righe un canto ed allora sì,
potrei mettermi a ululare
senza timore d’essere cacciato o, peggio ancora,
d’esser cacciatore.
Che dei crateri farei bersaglio,
della curva cavatappi
e dei suoi cicli in calendario macchie rosse
da celebrare con un brindisi
quand’è sera.
E festeggiando, alle sottane gonfie nella danza
corteggerei l’orlo con lo sguardo
nella speranza di vederlo scivolare
a terra sino a scoprire il rosa
sudato della pelle.
Allora sì, ululerei;
di luglio come a novembre.
Perch’è tanta la distanza dalla luna,
ma non basta a renderla distante,
né serve misurarla a metri o a spanne.
E’ la luna, fatta apposta per generare inganni,
che la sua luce non ti mostra
il mondo com’è, né come sarà.
Dimenticata lì da qualche Dio capriccioso
che forse ci voleva mettere alla prova,
poi si è distratto e l’ha lasciata
immobile a guardarci sempre
con lo stesso sguardo.
Ma se basta un tratto di matita a renderla presente,
sia l’ululare mio la gomma,
e poi di nuovo penna
e poi gomma ancora,
sin che al foglio stanco finalmente appaia un soldo,
un volto
o magari una speranza,
da spendere nelle sere
come questa,
quando il solo rammarico è di luna
che manca.



Saverio Cristiani


(Foto di Leo Sinzi/zio-silen) 

mercoledì 23 marzo 2016

Focuranni medievali (Corsi e ricorsi)


Focuranni medievali (Corsi e ricorsi)

St'evu ri menzu nun finisci cchiùni.
Maistà, pitittu assai ntra li cantùni!

('ppetitus... latinorum ri parrìnu).
'A genti m'ama comu l'Unu e Trinu.

...

Currìti! 'n chiazza c'è 'a rivoluziuni!

Li cani ci assaiàru ò Re latruni?

Cumpari, Vui ci siti o cugghiunàti?
Pì Chiddu nun ci sùnnu varricàti.

Allura 'stu pòpò ri focurànni?

La corda si rumpìu doppu tant'anni:
fujèru 'u stazzu pecuri e crastèddu
pì gghiri chi sò peri a lu macèddu.


__VERSIONE PER I NON SICULI___________.

Grande squasso medievale

St'evo di mezzo non finisce più.
Maestà, si muor d'inòpia colàggiù.

(Inopia... latinorum da pretino)..
La gente m'ama come l'Uno e Trino.

...

Correte! In piazza c'è rivoluzione!

Mastini aizzati contro il Re ladrone?

Compare, Voi ci siete o folleggiate?
Per Quello non ci sono barricate.

Allora questo gran sommovimento?

La corda si spezzò col far del tempo:
le pecore, l'ariete fuggirono il catoio
per correre, spediti, al mattatoio.


______________________.
Personaggi:
- Re
- Consigliere del Re
- Compare del Consigliere del Re
- "Pecore"






domenica 31 gennaio 2016

Nottambuli

(Edward Hopper: "Morning sun")

L'autore, vittima dei rumori molesti, con i versi che seguono manifesta - accorato - il desiderio di godere del Silenzio assoluto in virtuale compagnia della Dea Angerona - così materna nella sua rappresentazione iconografica - dell' "Urlo" di Munch e dei dipinti di Edward Hopper che ne sono magnifica espressione artistica. Silenzio immaginato come musica divina nel settimo giorno del Creatore, quello del riposo.

 
Nottambuli

Rataplan! Ruscella sul letto.
Sbang! Sbang! Che notte...
e non smette!

Ssssst...

Suvvieni claustrale Angerona
con indice alto alla bocca.
Suvvieni a lenire le notti.

Tu, muto ciarliere, sei stato
il prima ed il poi del Creato:
nel settimo giorno armonia
sublime al riposo di Dio.

Nell'Urlo dipinto ti sento
con Edward ti vedo, e pretendo
il sole al mattino, le stanze sul mare
mansarde sui tetti di Washington Square.

Oh Musica in tacet, consorti saremo.
Amanti noi fummo... non siamo.
Implicito grido: Ti amo!


Versi di Leo Sinzi (zio-silen)


Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.