sabato 18 novembre 2017

Nuova esistenza


Nuova esistenza

Sogno disperso, attimo smarrito
nell’universo l’anima ha taciuto
è stata tramutata in esistenza
Inizio stanco, desiderio niente
Poi, passo passo, fuga dalla luce
che, flebile, veniva
in questo mondo




Esercizio di sintesi e personalizzazione svolto da Leo Sinzi (zio-silen).
Come base la poesia di Alexandru Cefan "Una nuova esistenza",
pubblicata sulla Vetrina del Club dei Poeti il 15 Novembre 2017.
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Una nuova esistenza

l nostro sogno si è disperso
come un attimo smarrito
nell’universo di una vita.
Per molto tempo l’anima aveva taciuto.
Poi, è stata tramutata in una nuova esistenza;
all'inizio era stanca, non desiderava niente.
Poi, ha provato di nuovo a camminare;
passo dopo passo, con tanta sofferenza.
Non ambiva più seguire la luce
che perveniva da un mondo contemporaneo.

Alexandru Cefan


Foto di Fabiuss

martedì 14 novembre 2017

Un sole che non bruci, ma riscaldi


Un sole che non bruci, ma riscaldi

Si scaldano memorie quando
piove... 

Sulla collina una chitarra suona:
Monmartre di tela traboccante
fiori. Pigalle, i boulevards
gli alberghi ad ore. Al Moulin Rouge 
furore di sottane. Ed a New York 
esperimento nobile: "The street" 
con alcool, musica, puttane. 
Un'epoca schiumante, alternativa
pastello di colore... tanto swing.

Che bello il vecchio mondo
da scoprire. Oggi... che pena!
Settembre, Novembre i mesi

gli anni, scontri fuori e dentro 
morire di notizia, la paura
s'effonde. Cielo
carta, inchiostro... un muro.
 

La vita è altro, per quello che vale:
l'inverno passa sempre e
in primavera, il sole scalderà.


... pioggia autunnale.


Esercizio di sintesi e personalizzazione svolto da Leo Sinzi (zio-silen).
Come base: la poesia di Domenico Sergi (Trimacassi) "Un sole che

non bruci, ma riscaldi", pubblicata sulla Vetrina del Club dei Poeti il 
13 novembre 2017.
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Un sole che non bruci, ma riscaldi


Si scaldano memorie quando piove
se una chitarra suona… è meglio
perché i ricordi volano//portano agli anni belli
quando la vita profumava d’avventura

Torna così alla mente la Parigi bohemienne
Partivano senza una lira
pittori sconosciuti a far fortuna
tutti verso Monmartre, a riempir le tele
con i colori e il genio di tanti
che poi divennero Van Gogh, Degas, Toulouse Lautrec…
La sera, lì a Pigalle, era gran festa
il Moulin Rouge suona e fa furore
con le donnine a sventolar sottane
e il mitico Can Can, a risvegliare tutta la collina

E la New York degli anni venti ?
dei liquori vietati, dei ragazzi di strada
di ‘c’era una volta in America’
storie di vita che ci fecero impazzire
distanti anni luce dalle nostre
povere cose come le raccontò, poi, Tornatore
nel suo ‘Cinema Paradiso’
Era la vita che spingeva
il tempo che schiumava
e ci portava a un’ epoca //come l’ape al miele…

Che bello ch’era il caro vecchio mondo
duro, in salita, tutto da scoprire…
Oggi… che pena !
dopo quell’11 Settembre, siamo in guerra
si muore dappertutto fuori di casa
si muore per far notizia, perché sia la paura a dilagare
Il cielo sembra carta
e noi sappiamo che la vita è altro
ed aspettiamo, che questo inverno passi
che torni, come sempre, primavera
e sorga in cielo un sole che non bruci, ma riscaldi.



Domenico Sergi (Trimacassi)

Foto di Fabiuss

giovedì 2 novembre 2017

Intervista all'Onorevoli


Domenica 5 Novembre è giorno di Elezioni. Ai nostri amati Rappresentanti che con spirito di servizio - per venti, trenta e talvolta quarant'anni - si sono sacrificati per il  bene comune, auguro di tornare nel Parlamento siciliano. Per i giovani ci sarà tempo... e che cacchio!!


Intervista all'Onorevoli

Salutu l'illustrissimu Zù Vanni
trent'anni nto Palazzu ri Normanni.


"E' ura", ci abbannianu l'ingrati, "statti a to' casa!!"
Iddu, 'ntrobbitu, si nni futti, abbrazza e vasa
l'amici fedelissimi: 'u parrinu, 'a figghia 'i Michilinu,
Don Cecè, 'a soggira 'i Turriddu, e poi Ciccinu
(ca porta voti e voti, e 'n canciu voli... nenti)
'ntisu, pì cugghiunàri, 'u "Malamenti".

Vossia, Eccellentissima (sospira...),
è veru ca 'sta vota s'arritìra?


Mi vulìa ritirari, largu a 'sti picciuttazzi,
ma i Siciliani 'un vosiru e ficiru li pazzi:
canziarimi 'un si po', mi pari lariu,
mi tocca fari ancora 'u missionariu.

'A Trinacria è arraggiata, nn'havi chini 'i panari.
Li meriti nun mancanu, ma è certu d'acchianari?


Acchianu di sicuru: l'autri su' minchiùna,
cu chiddi jamu a cogghiri 'i muzzuna.

E lu programma? Senta, amicu caru
immantinenti vegnu e ci l'apparu:
vogghiu arricchìri... a tutti (semu a mari!),
a mia nenti mi trasi... chi ci pari?
Ccà ci lassu li pinni, si fatica
cu spiritu 'i Vangelu (nun lu dica).

(Chi cristianeddu bonu, senza pisu.
Onorevoli 'n terra e puru 'n Paradisu).






Versi e foto di Leo Sinzi/zio-silen


I personaggi citati nel componimento sono frutto di pura fantasia.

martedì 31 ottobre 2017

Ha sete la terra



Ha sete la terra

O cielo
piangeranno i grandi occhi tuoi
per irrorare il terreno inaridito.
E' tanto tempo che chiede acqua!
Qualcuno dovrà pur piangere
per dissetare la terra.


(Melany) 

Immagine: Olio su tela di Melany


domenica 29 ottobre 2017

I versi sbrilluccicanti di Giovanna


Lo sento... è ancora qui alle mie spalle
il calore del tuo seno generoso.
Mi piaceva restare così
a sentire il tuo profumo
che raccontava di caffè d'orzo
alla mattina presto
di quell'olio odoroso fra i capelli
che raccoglievi in una lunga treccia.


La sera tutt'intorno ad un braciere
con le bucce delle arance messe ad ardere
e i tuoi racconti fra sorrisi e lacrime.
Chi poteva ferirci?
Chi avrebbe potuto colpirci?
Intanto assorta sgranavi il rosario
e dietro te il sole tramontava.




Versi sbrilluccicanti di Giovanna tratti dalla poesia intimista "Quando il tempo era buono", pubblicata sulla Vetrina del Club dei Poeti il 25 ottobre 2017.

Foto di Leo Sinzi (zio-silen)

venerdì 29 settembre 2017

I versi sbrilluccicanti di Ganimede



Un dito sulle labbra mi zittisce
mentre ciarlano quegli allocchi di gabbiani
li detesto (li adoro)
scherniscono le regole del passo
le code da pagare.
E va bene! Sostituirò ciottoli alla lingua
falesie d'alabastro ai crateri di ogni occhio
la pace del freddo al ribollire delle vene
finché di me non rimarrà
che un inciampo sulla sabbia nel tragitto
di un mollusco.
Solo allora avrò raggiunto la mia meta. 





Versi sbrilluccicanti di Nadia Rizzardi (Ganimede) tratti dalla 
poesia "Moules frites", pubblicata sulla Vetrina del Club dei Poeti 
il 19 settembre 2017. 

Foto di Leo Sinzi (zio-silen) 

lunedì 18 settembre 2017

Country karaoke


Country karaoke

Tenebre in pena sorgono dai lampi
del tramonto. Freddo ai lamenti l'empio
alza il sipario al mondo. Sprezza il Silenzio
i Sogni. Nel sabba si confonde.

L'orda selvaggia s'agita
al suono dei tamburi
raglia - alla voce, ronda -
ulula in controdanza.

L'aria di sdegno vibra, trema
l'ulivo e l'olmo. Lascia il nido l'allodola
l'ala distende attonita.

Nere vampire scrutano anime ignave, perse.
Miasmi le menti annebbiano, viscere
son riverse. Baccanti di Dionisio
- civette per precetto - ballano
scinte: al dio offrono fianchi e petto.

Stretta la mano all'oro, il reprobo
s'intana, scaracchia, stona in coro
(bella canea di pari!) il suo peana.

L'insonne invoca il cielo: "un segno..." se ne duole.
S'affaccia solo il sole. Sarà messo di pace?

Nell'alba stralunata la frotta ancora
canta, sguazza nel brago (o stia?) s'ammuta...
poi ricanta.





Foto e versi di Leo Sinzi (zio-silen)

martedì 12 settembre 2017

Una storia d'amore


Una storia d'amore

Vorrei scrivere una canzone
d’amore.
Una canzone dove ci sono due, quattro, mille,
un milione che si amano.
Un giro finito. Invece
è la giostra. Che gira
e due milioni si amano.

Arriva uno con il camice,
la maschera, la bandana e tutto il resto.
Ha guanti da rally.
Gli occhi che fanno rally
sulla giostra,
guarda quelli che si amano
a ogni giro.

Le viole sbocciano, i colori festeggiano,
le luci ridono, l’aria sospira.

Una ragazza bruna, a piedi nudi,
la camicetta bianca aperta sul seno
la gonnella nera, gli tocca la spalla,
gli offre una frittella. Hanno un buon profumo,
lei e la frittella. Gli sorride
con gli occhi smeraldo, la bocca corallo.
I lunghi folti capelli, neri. La prende
la stende. Sdraiata sul cemento,
completamente aperta, gli tocca ancora la spalla.
Sorride sempre. Il chirurgo si toglie la maschera.
Dalla giostra lo guardano,
a ogni giro,
in silenzio.

Ma questa sarebbe una storia d’amore?
Aspetta.

Il chirurgo torna ragazzo,
lascia gennaio, leva i sassi di fiume
dalle tasche, dalle spalle,
dalle ossa tutte,
spalanca la porta a vetri
sulla primavera:
"Amerò il mondo senza dire mai
ti amo".
La ragazza bruna sulla giostra gli dice "vieni
attaccati forte".
È bella, è tutta intera, il seno rosa
velato dalla camicetta,
le gambe dritte, forti, belle.

I colori festeggiano, le luci
ridono, l’aria sospira. Profuma.

Sta finendo il trimestre.

Non dirle mai ti amo.



Esercizio di versificazione di Leo Sinzi (zio-silen). Come base, il poetico racconto di Stan, pubblicato sulla Vetrina del Club dei Poeti in data 11 Settembre 2017.
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Una storia d'amore

- Vorrei scrivere una canzone d’amore.
- Ma lascia perdere.
- Una canzone dove ci sono due, quattro, mille, un milione che si amano.
- Ma non esiste.
- E che a un certo punto le cose vanno male. Ma non è, male. È un giro di giostra. Sembra tutto finito, finito male e invece è la giostra. Che gira e due milioni si amano.
- Ma lascia stare.
- A un certo punto arriva uno, un chirurgo, sembra un chirurgo perché è vestito con il camice, la maschera, la bandana e tutto il resto. Ha dei guanti da rally. Ha gli occhi che fanno rally sulla giostra, guarda tutti quelli che si amano a ogni giro. E c’è un odore, come di bruciato, come di un motore elettrico bruciato, ma va tutto bene. Tutti sulla giostra si amano e girano, girano. Le viole sbocciano, i colori festeggiano, le luci ridono, l’aria sospira.
Però c’è questo odore. E così il chirurgo si mette ad armeggiare con una centralina lì vicino, piena di cavi e corrente. Suda. Fruga. Guida le mani nell’intreccio di cavi. Stringe i denti. Guida disperato.
Ne escono frittelle.
- Frittelle…
- Già. Il chirurgo grida disperato ma una ragazza bruna, a piedi nudi, dietro di lui, con una camicetta bianca aperta sul seno e una gonnella nera, gli tocca la spalla Il chirurgo si gira, la guarda con terrore e ira, ma lei gli offre una frittella, hanno un buon profumo, lei e la frittella. Gli sorride con gli occhi smeraldo e la bocca corallo. I lunghi folti capelli, neri.
Il chirurgo, furioso, la prende, la stende e la opera. Ma non c’è niente da fare, continua a sprofondare le mani nel ventre, di lei, fruga, suda, guida come un pazzo.
- Ma è terribile.
- La ragazza, sdraiata sul cemento, completamente aperta, gli tocca ancora la spalla, gli sorride sempre.
Il chirurgo si toglie la maschera e si accorge che dalla giostra tutti lo stanno guardando, a ogni giro, in silenzio. La ragazza, sdraiata gli dice, non avere paura, vieni, entra e lui le entra nel ventre aperto come una botola, scende delle scale, giù, giù, è impossibile eppure entra dentro di lei.
Attraverso lei entra in uno stanzone, una camerata di un ospedale, non c’è nessuno, c’è un baule pieno di giocattoli e tra questi un Big Jim. Te lo ricordi il Big Jim?
- Ma questa sarebbe una storia d’amore? E le Barbie?
- Aspetta.
- Ma andiamo via.
- Il Big Jim è vestito da dottore e dice al chirurgo non hai niente, puoi andare, smetti di cercare, qui. Hai trovato tutto quello che pensavi di avere perso, o che ti fosse stato tolto, o che non ti fosse mai stato dato, puoi andare, qui non c’è più niente che ti riguardi. C’è una ragazza fuori che ti sta aspettando, ricucila e lei tornerà a posto. Sorridi, ridi, ama. Ma non dire mai ti amo.
- Perché?
- Beh, quando vuoi servire da bere a qualcuno… a qualcuna, non le dici “ti verso da bere” e te ne stai lì fermo a guardarla fissa negli occhi e continui a dirle “Ti verso un bicchiere di vino”, “È Champagne”, “Riserva” “Io ti verso tanto da bere”, e non fai niente, capisci?
- Non credo.
- Le servi da bere! E basta. E gioisci del piacere che proverà bevendo il vino che le hai versato. Non dire mai ti amo!, questo è quello che credo intendesse Big Jim.
- Senti, io devo andare.
- Ancora un minuto.
- Devo ritirare le cornici, stasera vengono gli Ambrosoli e devo ancora fare tutto. Sai, sono fiscalisti.
- Il chirurgo è tornato ragazzo, dice io esco. Lascia gennaio, leva i sassi di fiume dalle tasche, dalle spalle, dalle ossa tutte, e spalanca la porta a vetri sulla primavera, fa giusto in tempo a sbirciare la casella della posta e vedere un “Topolino” nel cellophane azzurro fare capolino. E una cartolina. Dice, fa niente, scriverò io le storie e le spedirò a tutti. E amerò il mondo senza dire mai ti amo. Si gira e la ragazza bruna sulla giostra gli dice vieni attaccati forte. È bella, è tutta intera, il seno rosa velato dalla camicetta, le gambe dritte, forti, belle.
I colori festeggiano, le luci ridono, l’aria spira. Profuma.
“Non andiamo da nessuna parte ma siamo ovunque nell’universo, siamo l’universo.”
- Ora andiamo, sta finendo il trimestre.
- Ti è piaciuta?
- Non lo so, continuo a pensare all’IVA.
- Beh, non dirle mai ti amo.
- Ma va’, va’.


Racconto di STAN
Segue nota del medesimo autore:

Ora qui il tema è esplicitato fin dal principio: l’amore. Il
desiderio di parlarne, di descriverlo, dargli forma, esprimerne
la forza e le conseguenze meravigliose che l’azione di questa
forza incommensurabile può portare.
Ne parlano due mentecatti, no sarebbe ingeneroso dar loro dei
mentecatti. Due che non sanno. Ma uno dei due prova a
inventare. E allora cerca di arrivarvi per vie oniriche e per
sottrazione: togliendo al chirurgo la maschera, la razionalità
scientifica che da sola è sterile come la sua sala operatoria, La
forza bruta che impiega con i guanti da rally, per aggiustare
tutto a tutti i costi. Senza farsi penetrare dalla dolcezza
innocente della ragazza. Anzi è lui che la penetra, sicuro della
sua ragione. Finisce che a furia di scavare arriva in una regione
remota di se stesso che aveva dimenticato, ce lo porta la
ragazza. Arriva al suo punto di dolore e alla sua origine di cui
senza più rendersene conto era andato alla ricerca per il resto
della sua vita, fino a quel momento.
Tutto questo avviene nel racconto di uno dei due personaggi,
ma avviene anche in una dimensione altra, dell’inconscio, e
questo pezzo è un ardito tentativo di far abbracciare inconscio
e realtà fatta di cornici, trimestri e iva. E di amore. Questo
grande misunderstanding.




Foto di Leo Sinzi (zio-silen)