venerdì 23 giugno 2017

Scoglio


Scoglio

L’aria ha vampate di pira,
incolla sullo scoglio:
un masso mastodontico, armonioso.
Riaffiora dai marosi alletargato
sotto la rena bianca e il ciottolame.
Sussulti prepotenti per svegliarsi
per conficcare in cielo la sua cima,
arroventare al sole, stemperarsi
di brezza nella sera, alla marina.
Somiglia a un cuore, rivolto all’insù,
abbandonato allo sciacquio del mare
- apposta lì - per farsi accarezzare.
Custode d'atri e voci nei tant'anni
e grida, anche silenzi. Albe ha graffiato
e lune hanno sostato sul granito.
Non si cura di nulla. Perturbabile
è il resto, anzi il restante:
l’intorno della gente che lo ammira. 




Esercizio poetico di Leo Sinzi (zio-silen). Come base: il pregevole racconto breve di Guido ja 
 pubblicato sulla Vetrina del Club dei Poeti in data 19 Giugno 2017.

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Scoglio 

L’aria ha vampate di pira che incolla sullo scoglio, grigiastro di granito, cresciuto a dismisura in riva al mare. E’ un masso mastodontico lo scoglio.
Armonioso però, scolpito con grande maestria, dal tempo e dalle onde.
Ogni tanto riaffiora maestoso da marosi assordanti.
Era da anni che stava alletargato sotto il bianco arenile e il ciottolame. Aspettava sussulti prepotenti delle ondate per svegliarsi dal sonno, per conficcare in cielo la sua cima canina e arroventarsi al sole, e stemperarsi di brezza nella sera, e sopportare le folate di sabbia quando il vento tormenta la marina.
E' somigliante a un cuore, punta all’insù, abbandonato apposta, a cielo aperto, allo sciacquio del mare, per farsi accarezzare.
Quante voci nasconde nei suoi atri profondi e nei suoi tanti anni; quante grida, quanta gente, quanti silenzi; quante albe ha graffiato e quante
lune hanno sostato sulla sua durezza.
Custode di segreti e di misteri. Lo scoglio è imperturbabile, non si cura di nulla. Almeno così pare.
Perturbabile è il resto, anzi il restante: l’intorno della gente che lo ammira.  


Racconto e foto di guido ja

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