martedì 27 dicembre 2016

Una casetta di nome Vanda

 (Disegno dello scultore Nunzio Di Pasquale)

Una casetta di nome Vanda

La strada s'apre sulla sommità:
qui un prato, là un vigneto, tre casette
disposte in fila a lato della via.
La seconda è la mia
a guardar bene può sembrare un viso:
finestre sono gli occhi, quattro scalini il mento
la porta è la sua bocca. Le tapparelle?
palpebre abbassate:
la casa dorme sola e sconsolata.

Rivedo nonna cucire calzini
o rimestare pentole in cucina.
Una farfalla poggia al mio passaggio
un filo d'erba rinasce in giardino
e un passero pilucca bricioline.
Un geko di color verde brillante s’immobilizza
in tanto tramestio. Una passante urla
lui s'ammacchia. C'è una gardenia
in vaso col suo fiore:
dolcissimo il profumo
sa d'amore.



Esercizio poetico di Leo Sinzi/zio-silen ispirato e tratto dal racconto di Elisa Ghione (Elysa)
pubblicato in data 29 Settembre 2016 nella Vetrina del Club dei Poeti. 
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Io e Vanda, un insolito rapporto 

La stradina si snoda stretta e in salita, alla sommità i prati e dietro di loro un vigneto, le tre case sono disposte in fila sul lato destro della via, la mia è la seconda.
E’ una casetta minuta, a guardarla bene può sembrare un viso: le due finestre laterali sono gli occhi, i quattro scalini il mento, la porta d’entrata è la bocca.
E’ piccola senza dubbio, ma completa, un piccolo nido per una famigliola serena…l’entrata con un accenno di corridoio che porta alle due stanze da letto, la cucina piuttosto grande e il bagno.
Lo spazio fuori è più ampio, la veranda graziosa racchiusa dalla ringhiera di ferro battuto dà un senso di libertà e apertura al mondo, il piccolo giardino costeggia tre dei quattro lati dell’abitazione, anch’esso chiuso e protetto, insomma un tutto armonico e curato come una miniatura antica.
Era la casa dei miei nonni materni …l’avevano abitata, riempita e vissuta per più di cinquant’anni, impregnandola delle loro parole chete, mai sgarbate o urlate, della loro saggezza e bontà d’animo, dell’amore per i tre figli e per noi nipoti.
Il primo a lasciare quelle stanze fu mio nonno, nonna visse ancora diversi anni curando meticolosamente il giardino e la casa, cucinando per noi minestroni profumati e ricordando serenamente la vita trascorsa con il marito senza piagnistei e malinconia ma con la risolutezza, l’accettazione e il senso pratico delle donne che conoscono la fatica del lavoro e la gioia delle piccole soddisfazioni.
Dopo la morte di nonna la casa divenne mia e sinceramente di primo acchito non seppi se esserne felice, certo volevo bene ai miei nonni ma in realtà erano le mie cugine ad aver vissuto molto di più con loro e ad aver sviluppato la confidenza e quell’attaccamento che io e mio fratello non avevamo.
Li rispettavo e ne riconoscevo le indubbie qualità ma vivevo con un certo distacco il rapporto con loro, ero molto più legata alle zie con cui vivevo contatti stretti e giornalieri.
Il fatto che nonna avesse lasciato un testamento scritto a mio favore e avesse disposto diversamente per le altre nipoti mi lasciò interdetta per diverso tempo e per diverso tempo non misi piede nella casa.
Poi successe, in un pomeriggio di aprile dopo essermi recata al cimitero, passai davanti alla stradina la imboccai e mi fermai davanti al cancelletto del giardino, mi ferirono le tapparelle abbassate, era come se la casa dormisse o peggio si sentisse triste e ovviamente sola. L’erba del giardino doveva essere tagliata, la Forsythia e l’Hibiscus potati, l’unica nota viva e colorata erano le Peonie viola che stavano sbocciando e il grande rosmarino addossato alla ringhiera che profumava e sfoggiava alcuni fiorellini azzurri.
Entrai, aprii le finestre, tirai su le tapparelle, feci entrare il sole e l’aria pulita, girai per le stanze vuote con calma studiata, quasi con timore di trovarci lo spirito di mia nonna seduta a cucire qualche calzino bucato o in piedi in cucina a rimestare nella pentola alta e fumante…ma non successe.
Non vi trovai alcun segno inquietante dell’aldilà ma in realtà qualcosa di particolare accadde davvero…
Mi ritrovai a fantasticare sui lavori di restauro che avrei potuto fare per darle di nuovo vita: il bagno andava rifatto completamente e avrei dovuto sverniciare e riverniciare gli stipiti delle porte, le porte stesse e le finestre, le pareti andavano imbiancate e il giardino curato e ripulito dalle erbacce infestanti.
Più riflettevo sui vari lavori e sul loro impegno monetario, più avvertivo le vibrazioni gioiose della casa come se avesse aspettato la mia visita per tutto quel tempo, come se mi accettasse quale sua padrona e si fidasse delle mie scelte, quelle vibrazioni m’inondavano di energia positiva.
Quel nuovo proposito mi metteva di buonumore e mi risvegliava un poco dal letargo psicologico del tran tran di tutti i giorni…moglie, mamma, lavoro.
Presi così la mia decisione: senza fretta né scadenze avrei fatto fare tutti quei lavoretti di ristrutturazione, l’avrei resa di nuovo un’abitazione piacevole, un po’ più moderna e poi l’avrei affittata, vi era inoltre il gradevole pensiero di un’entrata monetaria extra che sarebbe di certo risultata utile.
I mesi passarono in un vortice di muratore, idraulico, falegname ed elettricista…ci furono sorprese e piccoli problemi da risolvere, imprevisti e spese extra ma alla fine fui ripagata dalla vista della mia casetta rinnovata e pronta per affrontare una nuova vita.
Anche il giardino con amorevoli cure era tornato a splendere e con gioia notai che l’Hibiscus stava fiorendo dopo averlo concimato e potato.
Per ultimo ma non ultimo dovetti svuotare completamente la cantina, non fu un’impresa semplice…e meno semplice fu decidere se tenere qualcosa o gettare tutto, poi mi dissi che la casa si doveva spogliare dei vecchi ricordi per accoglierne di nuovi e così fu.
Orgogliosa dei risultati ottenuti cominciai a spargere la voce che intendevo affittarla, sembrava che tutto procedesse per il meglio…in realtà il peggio doveva ancora arrivare.
In attesa di possibili interessati, mi recavo là una volta la settimana…controllavo che tutto fosse in ordine, bagnavo i fiori e gironzolavo per le stanze, ne avvertivo la trepida attesa, non era più una casa spenta, era viva e si beava della sua bellezza.
Notai che ricevevo dei doni dalla casa…o almeno così mi faceva credere la mia stupida testa romantica: una bella farfalla appoggiata sulla ringhiera che non scappava al mio passaggio, un fiore nuovo nato spontaneamente in giardino, un passerotto che beccava qualche briciola in giro, per me erano tutti segni positivi e tangibili che ogni essere animato o inanimato possiede vibrazioni che vanno a incidere sul nostro stato d’animo e sulle nostre scelte…e a breve mi sarei resa conto di quanto questa mia infantile credenza potesse essere vera!
Così in modo altrettanto infantile decisi di darle un nome, e quale altro poteva essere se non Vanda, il nome di mia nonna.
Passarono altre settimane e non ricevendo alcun contatto di possibili interessati, decisi di affidare l’incarico a un’agenzia immobiliare.
Lo feci telefonicamente scegliendo l’agenzia più comoda e vicina alla mia abitazione, parlai con una signorina gentile e disponibile di nome Grazia, che si accinse a cercare eventuali affittuari e a controllare che fossero onesti e solvibili.
Dopo qualche giorno mi chiamò entusiasta, era stata contattata da una signora vedova che viveva con il figlio e che era interessata a visitare la casa e a conoscermi, ero eccitata e ci accordammo per il mattino seguente intorno alle nove.
Arrivai con dieci minuti d’anticipo salutai Vanda ne aprii le finestre inondando di sole le stanze e tolsi alcune Peonie sfiorite nascondendole nella tasca della giacca…era tutto ok.
Arrivarono puntuali; una signora di mezza età, non molto alta, di origini meridionali, l’espressione sembrava cordiale ma risoluta, insieme a lei un ragazzo sulla trentina poco più alto di lei scuro di capelli e scuro in viso, mi salutò a malapena con un grugnito e non aprì più bocca.
Feci vedere la casa soffermandomi sulle opere di ristrutturazione fatte, la signora fece un sacco di domande, il figlio sempre silenzioso e guardingo si limitava ad annuire alle affermazioni sicure della madre.
Cercavo di essere solerte nelle risposte e educata ma ero pressappoco al limite della pazienza, quando fummo sulla veranda, chiesi se volevano fare il giro intorno alla casa per vedere meglio il giardino, la donna mi squadrò severa e disse: “ Un giardino è gradevole ma chissà quante formiche ci saranno e in estate certo s’infileranno anche in casa!” non risposi per cortesia e rientrai, lei mi seguì borbottando con il figlio di cui non avevo ancora sentito il timbro vocale, la sentii esclamare “Sarebbe un’idea Guido, sì una bella idea!”
“Quale idea signora mi dica” chiesi forzando la mia voce in un tono tranquillo e accondiscendente
“Il mio Guido dice che si potrebbe ovviare alle formiche e agli altri insetti coprendo completamente il giardino con le mattonelle autobloccanti sarebbe anche più facile da tenere pulito!”
I miei occhi sbucarono dalle orbite e la mia bocca si spalancò atterrita, stavo per rispondere a tono quando un improvviso odore di muffa m’irritò le narici…un odore di chiuso e di morte che non avevo mai sentito in quelle stanze neanche dopo i mesi in cui le finestre erano rimaste serrate…
Mi guardai intorno per capire da dove poteva provenire, i muri erano imbiancati di fresco e non vi era traccia di umidità…la donna arricciò il naso in una smorfia di disgusto e s’incamminò verso l’uscita tirando per la manica il figlio; usciti tutti e tre ritrovai un po’ di sicurezza e misi fine a quella visita fastidiosa “Mi spiace signora il giardino non si tocca, credo che questa casa non faccia al caso vostro, vi ringrazio comunque della visita” li congedai senza tanti fronzoli e i due s’incamminarono per la discesa senza salutare, la donna borbottando e il figlio annuendo.
“Dio me ne scampi!” esclamai ad alta voce.
Mi sedetti sugli scalini, appoggiando il mento sulle ginocchia, poi girai il viso verso Vanda…l’odore di muffa era svanito completamente.
Quello che era successo quel mattino non mi lasciò la mente per ore…incredula e incapace di capire cosa fosse successo, certo mi balenò l’idea che Vanda avesse fatto fuggire quei tipi con quell’odore ripugnante ma scacciai l’idea inquietante con forza e non ci pensai più.
Per giorni non ebbi ulteriori visite e non andai neanche da Vanda, ero troppo impegnata col lavoro e con gli impegni di mia figlia.
Il lunedì successivo ricevetti la seconda telefonata di Grazia che voleva fissare un appuntamento per far visionare la casa a una coppia di giovani sposi che volevano lasciare l’alloggio dove abitavano per il troppo rumore dei vicini di casa.
Accettai e ci mettemmo d’accordo per il giorno seguente verso le quattordici e trenta.
Come sempre arrivai in anticipo, Vanda sembrava offesa lo capii dal cigolare della porta d’entrata e dalla difficoltà che ebbi a girare la chiave nella toppa…mi sentivo sciocca ma accarezzai lo stipite con tranquillità per renderla ben disposta ad accettare i nuovi visitatori, non so bene perché feci quel gesto e di certo non sapevo se potesse funzionare sul serio.
Gli “ospiti” arrivarono con venti minuti di ritardo, li osservai di sottecchi scendere dall’auto e incamminarsi verso il cancello: erano brutti! Lui magro, alto e spigoloso sembrava senza spina dorsale, lei allampanata e scialba, sembrava svogliata e per nulla propensa a parlare…mi sentii male.
Mi diedi un contegno e porsi loro la mano, la strinsero uno dopo l’altra con la stessa intensità di un’ameba il che mi diede un moto di repulsione “Stavo diventando una strega maligna!” pensai tra me…
Erano di poche parole e fecero poche domande, parlai per lo più io, elencando pro e contro della casa e lodandone la posizione e la vicinanza al negozio di alimentari del borgo…mi venne sete e pensai che non avevo la solita bottiglietta d’acqua in auto.
Li lasciai soli per qualche minuto, capii che volevano parlarsi a tu per tu…poi accadde l’imprevedibile o forse no!
La giovane donna uscendo sulla veranda inciampò nel piccolissimo fermo porta, cadde rovinosamente in avanti e finì quasi per schiacciare un piccolo bellissimo Geko dal colore verde brillante! Il rettile s’immobilizzò a pochi centimetri dal naso della donna che cacciando un urlo sovrumano si lanciò di scatto sul marito…il piccolo Geko più spaventato di lei si diede alla macchia velocissimo…la scena sarebbe stata davvero da riprendere, trattenni il riso che mi sgorgava spontaneo: “Si è fatta male signora? Mi spiace, vuole un sorso d’acqua?’” dissi preoccupata ricordando di nuovo che non avevo acqua potabile a disposizione; lei continuava a tremare e non parlava finalmente il marito disse “ Non è nulla, solo che Anna ha la fobia dei serpenti e dei rettili in generale e quando viene a contatto con uno di essi le scatta l’attacco di panico… Cara ora passa tutto, andiamocene forse una casa col giardino non fa per noi” .
Mi sentii in dovere di scusarmi e di spiegare che non avevo mai visto quell’esserino prima di allora ma se ne andarono scocciati …
Ero indecisa tra il riso a crepapelle e il pianto isterico, scartai entrambe le opzioni e mi misi a cercare quel maledetto Geko per tutto il giardino, lo trovai vicino al rosmarino fermo, mi guardò con un ghigno beffardo e sparì: lo sapevo! Era complice di Vanda.
Entrai in casa furente e cominciai un soliloquio degno di una grande attrice mentre chiudevo le finestre: “Non puoi fare così Vanda! Ti rendi conto!? Innanzitutto mi metti a disagio e poi se continui con questo atteggiamento, nessuno mai verrà ad abitarti e nessuno ti curerà, nessuno terrà ordinato il giardino e non credere che possa farlo io! Io ho già una casa ed è molto più simpatica di te!” mi sentivo sciocca, matta e isterica ma avevo bisogno di sfogare la frustrazione e peggio ancora stavo cominciando a convincermi che la casa avesse vita propria, proprie idee e che volesse boicottarmi.
Me ne andai sbattendo la porta con la convinzione che lei, offesa e risoluta, non mi avesse ne ascoltata né guardata in viso…stavo davvero impazzendo!
Tornata a casa raccontai l’accaduto a mia figlia facendola ridere, non le dissi dell’odore di muffa e nemmeno delle mie strane sensazioni, non le avrei confessate a nessuno, sarebbero morte con me!
Per qualche tempo rifiutai ulteriori possibili inquilini, fino a che Grazia telefonò raccontandomi di un uomo che si stava separando, persona fidata e seria…decisi di riprovarci, la visita fu fissata per il mercoledì successivo nel primo pomeriggio.
Entrai in casa e non feci nulla, non aprii le finestre non parlai, semplicemente aspettai che arrivasse quell’uomo sperando che tutto andasse per il meglio.
Arrivò puntuale, vestito da lavoro, quasi sicuramente era un operaio metalmeccanico, notai subito che era un uomo triste, addolorato e negativo, potevo comprendere il dolore per la separazione, certo non era più giovanissimo quindi molto probabilmente gli si apriva agli occhi un pezzo di vita solitario e malinconico, cercai di essere socievole e sorridente ma non vi era varco nei suoi modi disfattisti.
Trovava difetti in ogni stanza, in ogni angolo: avrei dovuto fare una fila in più di piastrelle in bagno, quelle della cucina erano troppo chiare e così via, la mia tensione cresceva e non era dovuta alle lagnose lamentele del tipo, avvertivo che Vanda si stava stancando.
A un certo punto alzò gli occhi al soffitto osservò il foro della canna fumaria si voltò verso di me irrequieto e mi disse “ Mi dia una scala, se devo venire a vivere qui dentro voglio sapere se ho la possibilità di mettere una stufa a pellets!” “Non ho scale qui, se vuole le do una sedia” risposi indispettita per il suo tono da padrone “Bene allora mi dia la sedia” glie la porsi senza particolare accortezza poi mi allontanai appoggiandomi alla parete opposta e osservandolo con sguardo leggermente canzonatorio, tre me pensai
“Caro mio se continui con questi toni ti capiterà qualcosa di poco piacevole…”
Non avevo ancora terminato il pensiero quando lui togliendo il coperchio si avvicinò al foro circolare e improvvisamente uno sbuffo di fuliggine nera e spessa lo inondò in pieno viso, preso alla sprovvista, barcollò sulla sedia tossendo e sputando, gli caddero gli occhiali e saltò giù dalla sedia imprecando e cercando di pulirsi il viso e la bocca con la manica della camicia.
La scena era surreale.
Mi avvicinai senza fretta gli porsi un fazzoletto di carta senza proferire parola, lo accompagnai alla porta e lo salutai…rimase per qualche istante inebetito e stupito dal mio atteggiamento freddo e silenzioso poi s’incamminò.
In seguito mi pentii un po’, ero stata maleducata ma… accidenti! La negatività di quell’uomo era qualcosa d’insostenibile, era come se fosse l’unico al mondo ad avere vissuto qualche traversia, infine convenni con Vanda che non era fatto per noi.
Mi ero quasi arresa…forse Vanda voleva restare sola, forse era lo spirito di nonna che non trovava giusto che ricavassi del denaro della sua casa o forse ero semplicemente diventata paranoica e quei fatti erano solo delle casualità…tre casualità.
L’idea di fare delle nuove visite guidate alla casa mi dava un senso di ansia insopportabile e non risposi alle telefonate di Grazia per alcuni giorni poi ricevetti un sms:
“Ciao Elisa sono Grazia, non riesco a contattarti…volevo solo dirti che una coppia di fidanzati mi ha chiesto di vedere la casa…sono giovanissimi e vorrebbero andare a convivere, fammi sapere se sei interessata. Buona giornata. Grazia”
Giovanissimi, volevano convivere…mia nonna adorava le giovani coppie, aveva sempre buoni consigli per loro, forse Vanda li avrebbe accettati, certo se si fossero presentati bene!
Decisi di accettare, ma sarebbe stata l’ultima opportunità per me e per la casa.
Il giorno dell’appuntamento feci un lungo discorso con lei: “Ok Vanda, siamo di nuovo qui…al punto di partenza. Oggi verranno a vederti due giovani fidanzatini…ricordi che nonna adorava i giovani? Spesso regalava le verdure dell’orto a quella coppia che abitava nel palazzo di fronte, lei era incinta e nonna era sempre disponibile con lei. Credo le avesse fatto anche una copertina di lana per il bebè…Vorrei accoglierli bene, potrebbero essere piacevoli no? E poi devi pensare che senza nessuno che ti abiti a lungo andare la tua bellezza potrebbe sfiorire, ti piacerebbe diventare una vecchia casa disabitata? E magari un giorno finire demolita per lasciar costruire un insulso garage?? Dai mettiamoci un po’ d’impegno, oggi mi sento positiva!”
Ovviamente non ebbi risposta ma le vibrazioni intorno mi sembrarono buone.
I due ragazzi arrivarono puntuali, li osservai camminare per la leggera salita mano nella mano, sembravano davvero carini.
Si avvicinarono sorridendo con disinvoltura ma con educazione e con leggero indugio varcarono il cancello guardandosi intorno.
Andai loro incontro salutandoli con spontaneità anche se dentro di me ero terrorizzata da quello che sarebbe potuto succedere.
Si presentarono, Marta e Paolo: lei graziosa con i capelli lunghi castani, un sorriso gentile e occhi attenti, lui alto, scuro di capelli e di occhi, aperto e vivace.
La prima impressione fu senza dubbio positiva, cominciammo il giro della casa, mi guardavo intorno attenta, annusavo l’aria, osservavo dove metteva i piedi la ragazza, tenevo d’occhio l’eventuale presenza di lucertole o rettili in generale, insomma ero tesa come una corda di violino, ma tutto sembrava tranquillo.
I fidanzatini parevano soddisfatti, lodavano i lavori fatti e la casa:
“E’ carinissima, piccola ma confortevole e completa, mi piace molto e poi il giardino è bellissimo, potrei fare un piccolo pezzettino d’orto?” cinguettava Marta guardando con occhi languidi Paolo; lui annuiva sorridendo e forse assaporando non tanto le verdure dell’orto ma l’intimità che avrebbe vissuto con lei in quelle stanze…
Mi piacevano e ore ne ero sicura piacevano anche a Vanda.
La visita si svolse senza imprevisti strani e i due ragazzi dissero che mi avrebbero dato la loro risposta entro un paio di giorni, giusto per parlarne con i genitori ma che erano molto propensi per il sì; ci salutammo felici di quell’incontro; chiusi le finestre con delicatezza, accostai la porta uscendo e mormorai “grazie Vanda…” me ne andai a casa serena.
I due giorni passarono in fretta, Marta mi telefonò puntuale il terzo giorno comunicandomi felice che volevano affittare la casa, mi chiese un piccolo sconto sul canone di locazione ed io presa dall’euforia gli tolsi trenta euro quando, quasi sicuramente sarebbero bastati venti…ma sì! Dopotutto erano giovani ed era giusto aiutarli a iniziare la loro vita insieme.
Pochi giorni dopo, prima di dare le chiavi alla giovane coppia, pensai di fare una sorpresa a Vanda.
Comprai una bellissima Gardenia con tanti piccoli boccioli la portai in casa e la misi sul davanzale della cucina, passai stanza per stanza con un senso di malinconia e commozione, d’ora in poi non avrei più potuto entrare e parlare con lei a mio piacimento: “ Trattali bene ok? Sono bravi ragazzi e sono sicura che avranno cura di te, ma tu devi averla di loro, dovrai proteggerli, farli sentire a proprio agio, dovranno avvertire la sicurezza tra le tue mura e dovrai fare in modo che ogni piccolo litigio, ogni parola pronunciata con rabbia sia assorbita dalle tue pareti e annullata, dovranno andare a coricarsi ogni notte con il cuore pieno d’amore l’una per l’altra e mai arrabbiati. Fai crescere i fiori rigogliosi in giardino e consiglia alle lucertole di non intrufolarsi in casa…tranquilla, passerò spesso qui davanti e verrò a salutarti, ti voglio bene.”
L’indomani mi telefonò Marta per ringraziarmi, mi disse di aver trovato la Gardenia completamente fiorita e la casa inondata di un dolcissimo profumo.


Elisa Ghione

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